Ferragosto, zona Caregoni, tra Trieste e il Golfo di Muggia.
È un punto dove ogni anno si radunano barche, gommoni e canoe per passare la serata.
Elisa era lì in barca con amici e musicisti, ma a metà pomeriggio qualcuno la riconosce e in pochi minuti si forma un semicerchio di barche attorno alla sua.
Qualcuno chiede una canzone.
Lei sorride, prende il microfono portatile che usa per le prove, e dice: “Ok, ma una sola.”
Canta Luce (Tramonti a nord est) perché è il brano più legato alla sua terra, quindi niente base, niente arrangiamento, ma solo voce.
Il vento porta il suono sulle barche come fosse un anfiteatro naturale e le persone in acqua e sulle barche iniziano a cantare con lei.
Non un coro organizzato, ma un coro spontaneo, disordinato, e bellissimo.
Chi era lì racconta che sembrava “una scena da film”.
Certo, non è stato un concerto, è stato un singolo brano, più qualche minuto di chiacchiere.
Totale, circa 7–8 minuti, ma sufficiente perché la stampa locale parlasse del “Ferragosto più poetico del Golfo”.


