Giancarlo Freggia, patron di Radio Kalimba: uomo che ha vissuto tre vite

Negli anni Ottanta faceva ballare la Toscana con lo pseudonimo John Arrow, poi ha costruito un impero nel settore sociosanitario: 900 posti di lavoro, 40 milioni di fatturato, strutture, laboratori, hotel, benessere ed oggi torna alle origini con un progetto ambizioso, creare da zero un network radiofonico nazionale.

Giancarlo, partiamo dall’inizio: negli anni Ottanta eri John Arrow, uno dei DJ più riconosciuti della scena toscana, che cosa ti ha portato in consolle?

La musica era un richiamo, non un hobby, ma un vero e proprio richiamo. La Toscana in quegli anni era un laboratorio creativo c’erano radio libere, discoteche piene, voglia di sperimentare… Io ci sono entrato da ragazzo, con un vinile in mano e la sensazione che la notte avesse un linguaggio tutto suo, la consolle era il mio posto naturale.

Che cosa ti ha insegnato la notte degli anni ’80?

La pista è una maestra severa, ti insegna a leggere le persone, a capire i tempi, a prendere decisioni rapide e soprattutto ti insegna una cosa che mi è servita per tutta la vita: se vuoi guidare, devi ascoltare prima di parlare.

Poi però cambi completamente vita. A un certo punto lasci la musica e ti butti nell’imprenditoria sociosanitaria. Perché?

Perché sentivo che era il momento di costruire qualcosa che restasse. Ho fondato il Gruppo Paim nel ’95, e da lì è iniziata una storia lunga trent’anni. Ho creato strutture, servizi, posti di lavoro, ho visto crescere un’idea fino a diventare un gruppo da 900 dipendenti e 40 milioni di fatturato. È stato un percorso duro, ma straordinario, e soprattutto umano.

Cosa ti ha dato l’imprenditoria? Qual è la lezione più grande di quei trent’anni?

Che le aziende non sono numeri, ma sono persone e che il successo non è mai un colpo di fortuna è disciplina, visione, responsabilità. Ho imparato a guidare organizzazioni complesse, a prendere decisioni difficili, a costruire fiducia e tutto questo oggi lo porto nella radio.

E infatti, dopo trent’anni, torni alle origini, alla musica, perché?

Perché la musica non ti lascia mai davvero e perché sentivo che era il momento di creare qualcosa di nuovo, che unisse esperienza, creatività e visione. E così nasce Radio Kalimba non una radio, ma un progetto culturale, un network nazionale costruito da zero, con un’identità precisa, la musica che ha fatto crescere una generazione, raccontata con eleganza, memoria e innovazione.

Radio Kalimba: come definiresti la tua nuova radio?

È una radio che non urla, non corre, non insegue, è una radio che sceglie. Musica anni ’70, ’80 e ’90, selezionata con cura, con voci professionali, con un suono caldo, elegante, riconoscibile e soprattutto frizzante. E poi c’è il progetto più grande: un network nazionale, un laboratorio creativo che comprende televisione, podcast, eventi, produzioni.

Creare un network da zero non è da tutti. Da dove si parte per costruire un network nazionale?

Dalla visione, poi dalla squadra ed infine dalla coerenza. Ho imparato che i progetti grandi non si improvvisano ma si costruiscono e Radio Kalimba sarà una radio che non copia nessuno, perché nasce da una storia che nessuno può copiare.»

Cosa ti emoziona di più di questo ritorno alla musica?

La sensazione di essere tornato a casa, ma con trent’anni di esperienza in più.

E il futuro? Dove vedi Radio Kalimba tra cinque anni?

Tra le radio più ascoltate d’Italia ma non perché lo sogno, ma perché lo sto costruendo.